Il ponte dei Sospiri, passaggio coperto in pietra bianca tra Palazzo Ducale e le Prigioni, sopra un rio percorso da gondole
Il ponte dei Sospiri sul rio di Palazzo

Tavola III · La città d’acqua

I ponti di Venezia

Più di 400 ponti cuciono insieme le isole della città. Quasi tutti sono piccoli archi a gradini in mattoni e pietra; alcuni custodiscono secoli di storie.

A Venezia un ponte raramente è una meta. È ciò che sali ogni pochi minuti mentre vai altrove: una dozzina di gradini in su, uno sguardo lungo il rio, una dozzina di gradini in giù.

Quanti ponti?

Chiedi quanti ponti abbia Venezia e sentirai 391, 435 o 472, a seconda di chi conta. Le differenze dipendono soprattutto da che cosa si include: i ponti privati che portano a una sola porta, quelli della Giudecca, di Murano e di Burano, il lungo collegamento con la terraferma. La risposta onesta è più di 400, quasi tutti piccoli.

La maggior parte scavalca un solo rio con un unico arco, abbastanza alto al centro perché una barca passi sotto, e si sale con una breve rampa di gradini da ciascun lato. I nomi vengono di solito dalla chiesa o dal campo più vicini, da una famiglia che li fece costruire o da un mestiere del posto, così il nizioleto accanto al ponte racconta spesso qualcosa del quartiere.

Dalle passerelle agli archi di pietra

La Venezia delle origini si muoveva soprattutto in barca. I primi attraversamenti erano di legno e bassi, più simili a passerelle che ai ponti di oggi, e nel Medioevo i cavalli erano ancora una presenza comune in città. Alcuni ponti di legno più grandi, tra cui i primi di Rialto e dei Tre Archi, avevano al centro una parte mobile che si sollevava per lasciar passare le barche con l’albero.

Nei secoli successivi i ponti di legno furono rifatti in mattoni e pietra, con archi abbastanza alti da lasciar scivolare sotto gondole e barche da carico. I gradini diventarono la regola e l’uso di girare a cavallo per la città scomparve. I parapetti arrivarono sorprendentemente tardi: molti ponti ne erano privi fino al Settecento o all’Ottocento, come mostrano i vedutisti, e secondo il racconto più diffuso furono aggiunti dopo che troppe persone erano finite in acqua.

Due ponti conservano ancora la forma antica. Il ponte Chiodo, sul rio di San Felice a Cannaregio, è un piccolo arco di pietra che deve il nome alla famiglia Chiodo, un tempo sua proprietaria, e ai lati ha soltanto il vuoto. L’altro che si cita di solito è il ponte del Diavolo a Torcello.

I quattro ponti del Canal Grande

Fino al 1854 il Canal Grande si poteva attraversare a piedi in un solo punto. Oggi i ponti sono quattro, tutti molto frequentati, e ognuno appartiene a un’epoca diversa.

I quattro ponti sul Canal Grande
PonteAperturaProgettistaMaterialiNota
Rialto1591Antonio da PontePietra d’IstriaUnico attraversamento fino al 1854; due file di botteghe
Accademia1933Eugenio MiozziLegno su struttura in acciaioNato come provvisorio; ricostruito nella stessa forma nel 1984–86
Scalzi1934Eugenio MiozziPietra d’IstriaSostituì un ponte austriaco in ferro del 1858
Costituzione2008Santiago CalatravaAcciaio, pietra e vetroCollega piazzale Roma alla stazione ferroviaria

Il ponte di Rialto prese il posto di una serie di ponti di legno, il primo dei quali, alla fine del XII secolo, era su barche; uno crollò sotto la folla nel 1444, un altro nel 1524. Quando la Repubblica scelse finalmente la pietra, scartò fra gli altri i progetti di Sansovino e Palladio e costruì tra il 1588 e il 1591 l’arcata unica di Antonio da Ponte. Ha una luce di quasi 30 m e porta due file di botteghe ai lati di un portico centrale, con due passaggi esterni lungo le balaustre.

I tre ponti moderni devono molto a un solo uomo. Eugenio Miozzi, a capo dell’Ufficio tecnico comunale dal 1931, progettò il ponte in legno dell’Accademia del 1933, al posto di uno metallico del 1854, e il ponte di pietra degli Scalzi del 1934, davanti alla stazione. L’Accademia doveva essere provvisorio; invece a metà degli anni Ottanta fu ricostruito con lo stesso profilo e una struttura in acciaio sotto il legno. I suoi gradini ripidi di legno possono essere scivolosi con la pioggia.

Il ponte della Costituzione di Santiago Calatrava è stato aperto nel 2008. Il suo arco lungo e ribassato in acciaio copre circa 80 m tra piazzale Roma e la stazione. Fu criticato fin dall’inizio perché chi usa la sedia a rotelle non poteva attraversarlo: una cabinovia aggiunta in seguito si è rivelata problematica ed è stata smantellata. Anche i gradini in vetro hanno causato cadute, e nel 2022 il Comune ha deciso di sostituirli con la pietra.

L’arco in pietra del ponte degli Scalzi sul Canal Grande, con la cupola e il campanile di San Geremia sullo sfondo
Il ponte degli Scalzi, l’arco di pietra di Miozzi del 1934 accanto alla stazione.

Ponti e storie

Il ponte dei Sospiri

Poco dopo il 1600 Antonio Contin, nipote dell’architetto di Rialto, costruì sul rio di Palazzo un ponte chiuso in pietra d’Istria bianca. Collega le sale degli interrogatori e i tribunali di Palazzo Ducale con le Prigioni Nuove sull’altra sponda, e le sue piccole finestre sono chiuse da grate di pietra. Il nome famoso è molto più tardo: è una creazione romantica dell’Ottocento, resa celebre da Lord Byron, che aprì sul ponte il quarto canto del Childe Harold’s Pilgrimage (1818). La storia dei prigionieri che sospiravano davanti all’ultimo scorcio di laguna appartiene alla stessa tradizione romantica.

La vista migliore dall’esterno è dal ponte della Paglia, sulla riva. L’interno si attraversa durante la visita a Palazzo Ducale; per i percorsi attuali controlla le informazioni ufficiali del museo.

Il ponte dei Pugni

Vicino a campo San Barnaba, a Dorsoduro, il ponte dei Pugni ricorda le zuffe organizzate tra le due grandi fazioni rivali della città, i Castellani della parte orientale e i Nicolotti di quella occidentale. La rivalità risale al Trecento. Le squadre si affrontavano sul ponte cercando di spingersi a vicenda nel canale; quattro impronte di piedi in marmo, incastonate in cima, segnano ancora le posizioni di partenza. La tradizione finì nei primi anni del Settecento, dopo che uno scontro del 1705 si trasformò in un bagno di sangue.

Il ponte delle Guglie e il ponte dei Tre Archi

I due ponti sul canale di Cannaregio formano una bella coppia. Il ponte delle Guglie, sul percorso principale dalla stazione verso Rialto, sostituì un ponte di legno nel 1580 e ricevette i pinnacoli nel 1823; un restauro del 1988 ha aggiunto un percorso più agevole per le persone con mobilità ridotta. Più a nord, verso la laguna, il ponte dei Tre Archi fu ricostruito in pietra nel 1503 e di nuovo nel 1688 da Andrea Tirali. È l’unico ponte a tre arcate rimasto a Venezia. Il capitolo sui canali propone una passeggiata che li unisce.

I ponti verso la terraferma

Per gran parte della sua storia Venezia si è potuta raggiungere solo via acqua. Tutto cambiò nel 1846, quando sotto il governo austriaco fu aperto il ponte ferroviario attraverso la laguna. Nel 1933 gli fu affiancato un ponte stradale, progettato da Miozzi e inaugurato come ponte Littorio; dopo la Seconda guerra mondiale prese il nome di ponte della Libertà. Con i suoi circa 3,85 km è di gran lunga il ponte più lungo della città, e termina a piazzale Roma, l’unico punto del centro storico raggiungibile in auto. Entrambi si riconoscono bene nelle immagini satellitari della laguna.

Ponti di pochi giorni

Due volte l’anno Venezia costruisce un ponte che poi smonta. Per la festa del Redentore, la terza domenica di luglio, un ponte su galleggianti attraversa il canale della Giudecca dalle Zattere alla chiesa palladiana del Redentore, eretta come ringraziamento per la fine della peste del 1575–77. Per la festa della Madonna della Salute, il 21 novembre, un secondo ponte su galleggianti scavalca il Canal Grande da campo Santa Maria del Giglio a Santa Maria della Salute, la chiesa promessa per voto dopo la peste del 1630.

Entrambi restano montati per qualche giorno attorno alla festa: sono gli unici periodi dell’anno in cui si possono attraversare a piedi questi due tratti d’acqua.

Gradini, bagagli e percorsi senza barriere

Un percorso che sulla mappa sembra breve può attraversare dieci ponti o più, ognuno con i suoi gradini in salita e in discesa, e di solito non c’è modo di aggirarli. Un minimo di organizzazione aiuta, soprattutto con i bagagli o un passeggino.

  1. Conta i ponti, non la distanzaPrima di partire con le valigie, traccia il percorso sulla mappa e conta i ponti. A volte un vaporetto fino a una fermata più vicina ti risparmia una dozzina di rampe.
  2. Solleva, non trascinarePorta le valigie con le ruote sopra i gradini invece di farle sbattere su ciascuno. È meglio per il bagaglio, per la pietra e per chi ti segue.
  3. Occhio ai bordi quando è bagnatoLa pietra d’Istria diventa scivolosa con la pioggia e con l’alta marea. La fascia di pietra chiara su molti gradini segna dove finisce ciascuno.
  4. Usa i vaporetti per evitare le barriereI vaporetti sono il modo principale per muoversi senza salire sui ponti (vedi Muoversi sull’acqua). Il Comune di Venezia pubblica mappe dell’accessibilità che mostrano quali zone si raggiungono da ogni fermata senza attraversare ponti.

Domande

Si può entrare nel ponte dei Sospiri?

Sì, durante la visita a Palazzo Ducale, il cui itinerario passa per il ponte fino alle Prigioni. Percorsi e modalità di accesso cambiano: controlla le informazioni ufficiali del museo.

Si può andare dalla stazione a San Marco senza ponti?

A piedi no: ogni percorso ne attraversa diversi. Il vaporetto lungo il Canal Grande è l’alternativa senza gradini.

Perché alcuni ponti non hanno parapetti?

Perché così erano costruiti in origine quasi tutti i ponti veneziani. In seguito i parapetti furono aggiunti quasi ovunque; il ponte Chiodo e il ponte del Diavolo a Torcello sono i superstiti più noti.