Sono le isole che si vedono dalla riva degli Schiavoni e dalle Zattere. Entrambe distano pochi minuti di barca ed entrambe ruotano attorno a una chiesa di Andrea Palladio; per il resto, difficilmente potrebbero essere più diverse.
La Giudecca, l’isola lunga
La Giudecca si allunga sul margine meridionale della città come un frangiflutti, separata da Dorsoduro dal canale della Giudecca, ampio e profondo, percorso a lungo dalle navi più grandi dirette in città. È formata da otto isole unite da ponti, con una fondamenta continua lungo il canale. Nel Medioevo si chiamava Spinalonga, nome che di solito si spiega con la sua forma lunga e sottile.
Il nome attuale ha un’origine incerta. Potrebbe ricordare una comunità ebraica medievale, i giudei, oppure il veneziano zudega, terra assegnata con una sentenza a famiglie esiliate autorizzate a stabilirsi qui.
Un tempo l’isola era occupata da ville rinascimentali e conventi; nell’Ottocento arrivarono cantieri e fabbriche, attirati dall’acqua profonda. Oggi la Giudecca è soprattutto residenziale, abitata da circa quattromila persone, e molto più tranquilla del centro sull’altra riva.
Il Redentore e la sua festa
Tra il 1575 e il 1576 la peste uccise a Venezia circa 46.000 persone, tra un quarto e un terzo della popolazione. Il governo fece voto di costruire una chiesa dedicata a Cristo Redentore e di visitarla ogni anno in processione. Il progetto fu affidato ad Andrea Palladio, la prima pietra fu posata nel maggio 1577 e la chiesa fu consacrata nel 1592, dodici anni dopo la morte dell’architetto. Venne poi consegnata ai frati cappuccini.
Il Redentore è pensato per essere visto dall’acqua. La facciata bianca, fatta di frontoni classici che si incastrano l’uno nell’altro, si alza sopra un’ampia scalinata ed è coronata dalla cupola e da due slanciati campaniletti. All’interno l’unica navata è calma e luminosa, e tutto lo spazio accompagna lo sguardo verso l’altare maggiore, come avanzerebbe una processione.
La festa del Redentore
Il voto viene rispettato ancora oggi. Per il terzo fine settimana di luglio sul canale della Giudecca si monta un ponte provvisorio su galleggianti, dalle Zattere alla chiesa, e la domenica lo si attraversa a piedi per andare a messa, come un tempo il doge e il Senato. Il sabato sera precedente è la grande festa d’estate della città: barche addobbate con lanterne e cariche di cibo si radunano nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, la folla riempie le rive e a tarda sera i fuochi d’artificio illuminano l’acqua.
Le Zitelle e il Molino Stucky
All’estremità orientale dell’isola, di fronte al bacino di San Marco, sorge la chiesa di Santa Maria della Presentazione, detta delle Zitelle. Fu costruita negli anni Ottanta del Cinquecento, dopo la morte di Palladio, su un progetto a lui attribuito, come parte di un istituto di carità per ragazze povere e nubili, le zitelle, che vi imparavano mestieri come il merletto.
All’estremità opposta il profilo dell’isola appartiene a un edificio ben diverso: l’ex Molino Stucky, un enorme mulino neogotico in mattoni rossi, con torri appuntite e timpani che ricordano più il Nord Europa che Venezia. Fu costruito tra il 1884 e il 1895 per l’industriale Giovanni Stucky su progetto dell’architetto tedesco Ernst Wullekopf. La produzione calò a partire dagli anni Dieci del Novecento e si fermò nel 1955; l’edificio abbandonato fu gravemente danneggiato da un incendio nel 2003 e poi restaurato. Visto dalle Zattere al tramonto, quel blocco di mattoni è una delle sorprese del fronte d’acqua.
La Giudecca di tutti i giorni
Il modo migliore per conoscere l’isola è percorrere la fondamenta dalle Zitelle al vecchio mulino, circa mezz’ora a passo tranquillo, e poi addentrarsi nelle calli strette tra un’isola e l’altra. Si passa davanti al Redentore, alla chiesa di Sant’Eufemia, le cui origini risalgono al IX secolo, a cantieri per la riparazione delle barche e a piccoli campi.
La vera ricompensa è la vista sull’altra riva: le Zattere, la cupola della Salute e, più a est, Palazzo Ducale. Per saperne di più sull’acqua che ti circonda, leggi Canali e rii.
San Giorgio Maggiore
San Giorgio Maggiore chiude la vista da San Marco. Nel 982 vi fu fondato un monastero benedettino, che divenne uno dei centri religiosi più importanti della laguna. La chiesa attuale fu iniziata su progetto di Palladio nel 1566; la facciata, con le colonne giganti su alti piedistalli, fu completata dopo la sua morte, all’inizio del Seicento, seguendo il suo modello.
L’interno bianco e pieno di luce è una lezione di proporzioni più che di decorazione. Nel presbiterio si trovano due tele tarde di Jacopo Tintoretto: un’Ultima Cena impostata su una diagonale vertiginosa e illuminata da una lampada fumante i cui vapori si trasformano in angeli evanescenti, e la Raccolta della manna. Entrambe risalgono ai primi anni Novanta del Cinquecento, gli ultimi della vita del pittore.
La vista dal campanile
Il campanile, alto circa 75 m, fu ricostruito nel 1791 dopo il crollo del precedente nel 1774. Un ascensore porta i visitatori alla cella campanaria, e la vista è tra le più belle di Venezia: San Marco oltre il bacino, le cupole della Salute, la Giudecca in tutta la sua lunghezza, il Lido e, nelle giornate limpide, le Alpi. Poiché la torre sta in disparte, vedi la città nel suo insieme.
Il monastero e la Fondazione Giorgio Cini
Dopo la caduta della Repubblica il monastero fu soppresso, e per quasi un secolo e mezzo l’isola fu usata dai militari e cadde in rovina. Nel 1951 l’industriale Vittorio Cini istituì la Fondazione Giorgio Cini, intitolata al figlio morto in un incidente aereo, e restaurò gli edifici come centro di studi sulla cultura veneziana. Parti dell’ex monastero si possono vedere con le visite guidate: due chiostri, uno dei quali di Palladio; la biblioteca e lo scalone di Baldassare Longhena; e il refettorio palladiano, dove dal 2007 è esposto un facsimile a grandezza naturale delle Nozze di Cana del Veronese, al posto dell’originale portato a Parigi nel 1797 e oggi al Louvre.
Nei giardini, il Teatro Verde, un teatro all’aperto progettato da Luigi Vietti e inaugurato nel 1954, si affaccia sulla laguna, e dietro uno dei chiostri si trova un labirinto di siepi creato nel 2011 in memoria di Jorge Luis Borges. Ciò che si può visitare dipende dal programma della Fondazione: consulta le sue informazioni ufficiali.
Come arrivare
Entrambe le isole sono servite dalle linee di vaporetto che attraversano il bacino di San Marco e percorrono il canale della Giudecca. La Giudecca ha diverse fermate, da est a ovest Zitelle, Redentore, Palanca e Sacca Fisola; San Giorgio ne ha una. I tempi di percorrenza sono indicativi.
Scheda percorso
San ZaccariaversoSan Giorgio
Consiglio
La fermata è proprio davanti alla chiesa. Non tutte le barche da San Zaccaria si fermano qui: leggi il cartello del pontile.
Scheda percorso
ZattereversoGiudecca
Consiglio
Nel fine settimana della festa del Redentore puoi attraversare anche a piedi, sul ponte votivo.
Linee e orari cambiano con le stagioni. Prima di partire consulta le informazioni ufficiali dell’azienda del trasporto pubblico, e leggi Muoversi sull’acqua per capire come funzionano fermate e pontili.
Domande frequenti
C’è un ponte per la Giudecca?
Non permanente. Il canale della Giudecca si attraversa in barca, tranne nel fine settimana della festa del Redentore a luglio, quando un ponte provvisorio su galleggianti collega l’isola alle Zattere.
Si possono vedere le due isole in un’unica uscita?
Senza difficoltà. San Giorgio e le Zitelle, all’estremità orientale della Giudecca, distano di solito una sola fermata di vaporetto: le due isole stanno comodamente in mezza giornata.
Qual è il momento migliore della giornata?
Il tardo pomeriggio è una buona scelta: il sole illumina il fronte della città oltre il canale e la fondamenta della Giudecca si riempie di residenti che rientrano a casa.