Una gondola scivola lungo lo stretto rio de la Verona, tra case con persiane verdi
Il rio de la Verona, nel sestiere di San Marco

Tavola II · La città d’acqua

Canali e rii

Alle spalle del Canal Grande si stende una rete fitta di vie d’acqua minori. Sono le strade secondarie, le vie delle consegne e gli scoli della città, e salgono e scendono a ogni marea.

Venezia conta tra 150 e 177 canali, a seconda che si contino o no ogni breve tratto e ogni rio cieco. Quasi tutti sono stretti, molti larghi appena qualche metro, e insieme dividono la città nelle oltre cento isole su cui è costruita.

Canale, rio e rio terà

I veneziani sono precisi quando si parla d’acqua. Solo poche vie d’acqua maggiori si chiamano canale: il Canal Grande, il canale della Giudecca, il canale di Cannaregio e alcuni canali della laguna aperta. Quasi tutto il resto è un rio, al plurale rii, e i più piccoli a volte si chiamano rielo. Qui rio non vuol dire fiume: indica semplicemente un canale che corre tra le case.

Una strada chiamata rio terà, cioè rio interrato, ti dice che un tempo sotto i tuoi piedi c’era l’acqua. Venezia ha perso parecchi canali in questo modo, soprattutto nell’Ottocento, quando furono interrati circa 6 km di rii in 44 tratti diversi per ricavare percorsi pedonali più larghi. Il più ampio, via Garibaldi a Castello, fu realizzato nel 1807 sotto il governo napoleonico; il rio terà San Leonardo, sul percorso principale dalla stazione a Rialto, è un altro esempio. A volte si è tornati indietro: l’ultimo tratto del rio della Crea, a Cannaregio, interrato nel 1837, è stato riaperto negli anni Novanta.

Le altre parole dei nizioleti, i cartelli bianchi dipinti sui muri, seguono la stessa logica: la fondamenta è una riva lastricata lungo un rio, il sotoportego un passaggio sotto un edificio. Il glossario le raccoglie tutte.

Le vie d’acqua principali

Il canale della Giudecca

Il canale più largo dentro la città separa la lunga isola della Giudecca dalle Zattere, la riva soleggiata sul lato sud di Dorsoduro. È abbastanza profondo per le grandi navi, e per decenni le navi da crociera lo hanno percorso per raggiungere il porto; dal 2021 alle più grandi è vietato il transito qui e nel bacino di San Marco. Nel terzo fine settimana di luglio un ponte su galleggianti lo scavalca per la festa del Redentore (vedi Giudecca e San Giorgio).

Il canale di Cannaregio

Il secondo canale per grandezza del centro storico corre per quasi 800 m dal Canal Grande, accanto alla chiesa di San Geremia, fino alla laguna nord a San Giobbe. È largo da 22 a 27 m ed è stato a lungo una delle principali vie d’acqua tra la città e la terraferma. Lo attraversano due ponti. Il ponte delle Guglie, verso il Canal Grande, fu ricostruito in pietra nel 1580 e prese il nome dai pinnacoli aggiunti nel 1823. Il ponte dei Tre Archi, verso la laguna, fu rifatto nel 1688 da Andrea Tirali ed è l’unico ponte a tre arcate rimasto a Venezia.

Il ponte delle Guglie sul canale di Cannaregio, con gli obelischi in pietra alle estremità e pali a strisce in primo piano
Il ponte delle Guglie sul canale di Cannaregio.

Il rio Novo

Non tutti i canali sono antichi. Il rio Novo fu scavato all’inizio degli anni Trenta, su progetto dell’ingegnere comunale Eugenio Miozzi, come scorciatoia tra il nuovo terminal stradale di piazzale Roma e il Canal Grande all’altezza di Ca’ Foscari. Un tempo vi passavano anche i mezzi pubblici, poi tolti soprattutto perché il loro moto ondoso danneggiava le sponde e gli edifici affacciati. Taxi e barche di servizio continuano a percorrerlo.

Il rio di Palazzo

Questo rio breve e profondo scorre tra Palazzo Ducale e le Prigioni e sbocca in riva al bacino sotto il ponte della Paglia. Deve la sua fama al passaggio coperto in pietra bianca che lo attraversa alto sull’acqua, il ponte dei Sospiri, raccontato nel capitolo sui ponti.

I rii paralleli di Cannaregio

Dal Ghetto verso nord, tre lunghi canali corrono affiancati da ovest a est: il rio della Madonna dell’Orto, il rio della Sensa e, più a sud, il canale che nel tratto occidentale si chiama rio degli Ormesini e più a est rio della Misericordia. Le loro linee dritte sono la traccia di una bonifica medievale, quando le barene sul margine settentrionale della città furono prosciugate seguendo un disegno regolare. Le loro ampie fondamenta, nate per il carico e lo scarico, offrono alcune delle passeggiate più comode di Venezia.

Il canale di San Marco e il bacino

Il Canal Grande e il canale della Giudecca confluiscono nel bacino di San Marco, davanti a Palazzo Ducale. Da qui il profondo canale di San Marco passa davanti alla riva degli Schiavoni verso il Lido: è lo specchio d’acqua più trafficato della città.

Sei sestieri modellati dall’acqua

Il centro storico è diviso in sei sestieri: Cannaregio, Castello e San Marco sulla sponda sinistra del Canal Grande, Santa Croce, San Polo e Dorsoduro su quella destra. Ognuno deve molto del suo carattere all’acqua. Cannaregio, considerato di solito il più popoloso, ha i lunghi canali paralleli della sua metà settentrionale. Castello, il più esteso, abbraccia le darsene murate dell’Arsenale, il cantiere della Repubblica. San Marco, chiuso nell’ultima ansa del Canal Grande, è l’antico centro politico.

Sull’altra sponda, Santa Croce ospita piazzale Roma, l’unico punto in cui auto e autobus arrivano nel centro storico. San Polo, il più piccolo, è cresciuto attorno al mercato di Rialto. Dorsoduro, il cui nome si spiega di solito con un terreno più compatto, guarda la Giudecca al di là del suo canale. I numeri civici corrono per sestiere e non per strada: per questo un indirizzo può avere quattro cifre senza dirti su quale rio si affaccia la casa.

Che cosa regge la città

Ogni edificio affacciato su un rio poggia sul legno. I costruttori piantavano pali molto ravvicinati, tradizionalmente di ontano ma anche di rovere e larice, attraverso il fango molle fino a uno strato più solido di argilla compatta che i veneziani chiamano caranto. Sempre bagnato e lontano dall’aria, il legno si degrada lentissimamente: per questo pali piantati secoli fa reggono ancora i loro muri.

Sopra i pali si posava un tavolato e poi, all’altezza dell’acqua, alcuni corsi di pietra d’Istria, un calcare bianco e compatto che arrivava dall’altra sponda dell’Adriatico. Resiste all’acqua salata e impedisce all’umidità di risalire nei mattoni soprastanti. Guarda lungo un rio con la bassa marea e vedrai questa fascia chiara correre alla base dei muri, spesso con una frangia verde di alghe appena sotto.

Maree, fanghi e moto ondoso

Ogni rio segue la marea. Due volte al giorno la laguna sale e scende attraverso la città, e la differenza si vede: con la bassa marea i gradini delle porte d’acqua restano scoperti e scivolosi, e alcuni rii stretti diventano troppo bassi per le barche cariche; con l’alta marea le barche con la cabina alta non passano più sotto i ponti più bassi. Per secoli la marea ha anche ripulito i canali, svolgendo buona parte del lavoro di un sistema di scolo.

I fanghi però si depositano lo stesso, e lo scavo dei rii è una pratica di manutenzione che risale ai tempi della Repubblica. Oggi un tratto di canale viene dragato con l’acqua presente oppure chiuso con palancole d’acciaio e messo all’asciutto, così da asportare il fango e risanare sponde e fondazioni. Il lavoro deve essere rapido, perché tenere un rio in secco troppo a lungo può far assestare il terreno sotto le case vicine. Un programma comunale avviato alla fine degli anni Novanta si proponeva di intervenire in questo modo su circa 50 km di rii.

La minaccia moderna più grave è il moto ondoso, l’onda sollevata dalle barche a motore. Ogni onda batte contro muri costruiti per i remi e, poco alla volta, risucchia la malta tra le pietre. In tutta la città valgono limiti di velocità, più bassi nei rii stretti. Le variazioni del livello dell’acqua durante le maree eccezionali sono spiegate nel capitolo sulle maree.

Camminare lungo le fondamenta

Non tutti i canali hanno una riva pedonale. Molti rii scorrono tra muri di case raggiungibili solo in barca, e camminare a Venezia è una continua trattativa tra fondamenta, ponti e calli cieche che finiscono sull’acqua. Dove la fondamenta c’è, è il modo più piacevole per vedere un canale al lavoro: barche che scaricano, residenti che ormeggiano ai pali, una barca delle consegne che passa sotto un ponte con pochi centimetri di margine.

Una passeggiata lungo i rii

Due passeggiate facili, quasi sempre su fondamenta ampie. I tempi valgono per un passo tranquillo.

Scheda percorso

Ponte delle GuglieversoFondamenta della Misericordia

Durata tipica
circa un’ora
Con
a piedi

Consiglio
Segui il canale di Cannaregio fino ai Tre Archi, torna indietro passando per il Ghetto e chiudi sulle fondamenta degli Ormesini e della Misericordia nel tardo pomeriggio.

Scheda percorso

ZattereversoPonte dei Pugni

Durata tipica
circa 30–40 minuti
Con
a piedi

Consiglio
Le Zattere guardano a sud e d’inverno restano al sole. Risali il rio di San Trovaso, oltre l’antico squero delle gondole, fino a campo San Barnaba.

Entrambi i percorsi seguono rive pubbliche. Le rive vicine al Canal Grande possono allagarsi con l’alta marea: nei mesi freddi controlla le previsioni.

Domande

Perché tanti canali non hanno una riva pedonale?

Perché le case erano pensate per essere raggiunte in barca. L’ingresso principale era la porta d’acqua, e la porta sulla calle, sul retro, era secondaria. Le fondamenta furono costruite dove servivano ai traffici, non dappertutto.

I canali vengono mai prosciugati?

Sì, un tratto alla volta. Per la manutenzione un rio viene chiuso e messo all’asciutto per un breve periodo, così da togliere il fango e riparare i muri. Se te ne capita uno, puoi vedere le fondazioni che di solito restano sott’acqua.

Si può nuotare o andare in canoa nei canali?

Nuotare è vietato: i canali sono molto trafficati e l’acqua non è balneabile. Le regole per le piccole imbarcazioni sono severe; controlla prima le informazioni ufficiali del Comune di Venezia.